venerdì 8 giugno 2018

E mi ritrovo di nuovo inquieta.
E' la costante della mia vita l'irrequietezza, senza peraltro trovare sfogo.
Non riesco a farmi bastare le cose, e non riesco a stare in situazioni complicate. Ne' qui ne' la'. Da sempre, per ogni aspetto della mia vita.
Guardando indietro pero' ho fatto sempre la scelta piu' facile e sicura ma sarà stato giusto? Ragione o sentimento?
Credo che per me, come per tutti, il nocciolo della questione sia sempre e solo questo... che carattere di merda che ho...

venerdì 25 maggio 2018

La figlia di scorta - dicembre 2017
Sono uscita dall'ufficio sotto una pioggia battente.
Finalmente è finita anche questa giornata, come se fosse un sollievo il tempo ormai passato dimenticando che non tornerà più, e non avrò altre occasioni per impiegarlo in qualcosa di più piacevole per me stessa. Ma tant'è, è il significato del verbo lavorare.
Apro il portone di casa e mi ritrovo davanti mamma e papà, che invece stanno uscendo.
In un attimo di smarrimento mi domando se sono nel posto giusto, se è proprio casa mia insomma, o se è successo qualcosa. Il perché li trovo lì, sulle scale, con le loro difficoltà a scendere i gradini. Poi ricordo lo studio del dentista al piano rialzato.
"Tutto bene?" - chiedo.
"Ma sì" - risponde mio padre.
"Ah già, il dentista" - aggiungo per riempire il silenzio mentre mia madre sorride.
Non ho molto altro da dire, tengo la porta aperta mentre auguro loro buona serata "e ci vediamo domani a pranzo".
Salgo in casa, tolgo la giacca e le scarpe, do una grattatina sulla testa del gatto e solo allora penso che avrei potuto chiedergli di salire per un caffè, per salutare il gatto, per vedere la casa nella quale abito da cinque anni.
Ma non l'ho fatto, non avrebbero comunque accettato di farsi tre piani di scale.
E mi ritrovo nella solita routine serale.

La conversazione non è mai stato il punto di forza della mia famiglia. Beh no, non è del tutto vero. Tra me e mia sorella c'è sempre stata trasparenza, e con mia madre ci si raccontava e confrontava.
Noi tre facevamo abbastanza squadra. Facevamo, ora non più.

mercoledì 23 maggio 2018

Novembre  2017
In questo momento io e mia sorella siamo "kebela".
Questo termine in una lingua dialettale africana significa "essere su sponde opposte". Ecco, io e lei siamo in questa situazione.
Siamo già state "kebela" prima, e a mie spese e con grande dolore ho constatato che il modo migliore per gestire il nostro rapporto è lasciarla nel suo brodo.
A nulla vale o è valso in passato insistere, cercare la comunicazione, proporre soluzioni diverse da quelle che lei ha già nella sua testa. Si finisce nello scontro e nella ulteriore incomprensione.
Io le voglio bene, anche se a volte ho detto e ho avuto opinioni differenti, o dure.
Non so quali siano i suoi sentimenti nei miei confronti perchè spesso le parole discordano dalle azioni, e questo come altri in passato, è uno di quei momenti.
Spero che in un altro tempo si possa tornare ad essere sulla stessa sponda del fiume.

venerdì 16 settembre 2016

12 settembre 2016
E allora dato che non posso sfogarmi in altro modo o con qualcun altro eccomi: mi sfogo cosi’, e’ pur sempre un modo per far uscire le cose e magari farmi anche passare il mal di stomaco!
E’ per la questione di mia sorella. Per i suoi comportamenti o atteggiamenti che non cambiano durante gli anni. Ancora una volta viene a trovarci un amico comune e ancora una volta non mi dice che e’ in zona. Quindi con ben poca gentilezza, educazione e considerazione mi esclude, evidentemente non sono/siamo (ci metto pure Fulvio) persona gradita.
Ma la cosa che mi fa veramente girare i coglioni e’ questo suo modo di fare di rigirare sempre la frittata in modo da voler avere sempre ragione, anche arrampicandosi sugli specchi, anche tirando fuori delle scuse palesemente assurde. E poi non ti ascolta, ti parla sopra. Devo dire che negli anni ha affinato molto bene la tecnica. E’ diventata piu’ opportunista e piu’ fastidiosa. Non ascolta le ragioni altrui e soprattutto ti parla pure sopra!
AAARRRGGGHHHHH!!!!

24 - 25 agosto 2016
Sono state due mattinate piuttosto pesanti ieri e oggi. Abbiamo accompagnato mia mamma a fare esami e test cognitivi per vedere cosa c'è che non va nella sua memoria.
E lo so che comincia ad avere qualche annetto, e lo so che probabilmente sono cose che capitato abbastanza di frequente che si cominci ad avere dei problemi da quel punto di vista.
Ma sono stati comunque momenti pesanti, tristi, ansiogeni.
Il verdetto sui risultati lo avremo fra un paio di settimane credo... Ci tocca di aspettare ancora. In realtà è più il tempo che si aspetta che quello della azione. Anche questa è una cosa pesante. Fa del silenzio e del passaggio del tempo una abitudine in una situazione che invece abitudinaria non è o non dovrebbe essere.
In fondo la vita è strana a farci caso.

Mia madre con la sua perenne insoddisfazione e iperattività che sfocia anche nell'incazzo di essere in una situazione che non le piace, non ha scelto e in cui si trova a disagio. E in definitiva poco collaborativa.
E a me dispiace. Dispiace di doverla mettere in qs situazione per cercare una soluzione o almeno un rattoppo di qlche genere. E mi dispiace vederla arrancare e non riuscire.
Mi dispiace....e mi chiedo dove stia il giusto nelle azioni da intraprendere.

E lo confesso in qualche modo, in qualche posto, in qualche percentuale, ho paura.

mercoledì 3 agosto 2016

Ogni tanto mi chiedo quanto puo’ sopportare l’umana natura.
Non saprei esattamente, pero’ tanto. Tantissimo.
Se e’ giusto? Ancora una volta esattamente non saprei, ma direi di no.

Spesso la vita ce la complichiamo da soli inutilmente magari esaudendo quelli che ci sembrano desideri irrinunciabili ma che nel tempo si rivelano delle trappole dorate. Altre volte e’ la vita che si rigira e ci prende per il culo, ci fa tribolare e soffrire spesso inutilmente.
Da alcune sofferenze e periodi bui ho tratto quantomeno degli insegnamenti oltre che delle cicatrici. Almeno non e’ stato tempo completamente perduto, ma che fatica.
E poi, perche’? E chi lo sa.

Una morale? No.. non ce l’ho, non credo che ci sia. Non credo nella redenzione eterna, non credo in un sacco di cose che mi sembrano appena appena senza senso oltre che completamente senza logica. Quindi nessuna morale. Al massimo l’insegnamento di cercare di complicarsi la vita il meno possibile. Di cercare di stare tranquilli, di godersi il tempo per il tempo che abbiamo. Ecco.

Se tutti lo facessimo che mondo fantastico sarebbe. 

domenica 22 dicembre 2013


In qs giorni sono un po' mesta. Lo so, dovrebbero esserci lo spirito natalizio... e le lucine... e le carole.... e invece sono un po' mesta.
Rileggevo cose scritte ormai nel 2007, 2008. Cose su me stessa e sul mio stato d'animo. E mi sono stupita.
Di quanto stessi male allora, di quanti dubbi avessi, e confusione. Leggendo ho provato pena per me stessa. Circondata da situazioni una peggio dell'altra che creavano confusione, indecisione e timori sul futuro. Non era possibile non accusare nessun tipo di malessere, eppure allora ne ero stupita.
Non so se le persone che hanno dubbi e domande siano piu' deboli, e quelle che vanno avanti senza mai chiedersi nulla siano piu' forti. Davvero non saprei.
Ma allora sbattevo la testa contro i muri pur di venirne fuori, ed ora invece mi sento con i piedi ben piantati a terra per la prima volta in vita mia. Non piu' alla deriva, non piu' sbatacchiata dalle onde.
E non so neanche bene come.
So che ho fatto delle scelte, affrontato sfide che mi facevano paura, so che a un certo punto mi sono anche rotta decisamente le palle... ma molte cose che un tempo sembravano miraggi od insensatezze, sono diventate reali e comprensibili.
Non posso dire che finalmente sto bene, che tutto si e' rimesso a posto, che da ora in avanti sono in grado di affrontare qualsiasi cosa...non me la sento. Troppe volte sono caduta per pensare che non succederà di nuovo. Proseguo a vista, tamponando le sbandate per evitare di finire completamente fuori strada.
Lo so, non sono tipiche considerazioni di Natale. Non sono pensieri di gioia, amore e speranza nel futuro. Ma, per quanto il tempo rimargini le ferite, c'e' stata troppa paura e sofferenza per non portarne i segni.
 
Un augurio sincero a chi sta combattendo qualche sorta di battaglia.
Buon Natale.